Giulia Scarpaleggia è in “anno sabbatico”: ha rinunciato a un lavoro dipendente per dedicarsi a tempo pieno al suo Jul’s Kitchen. E’ anche su Facebook, Twitter e Flickr.

 

Descrivi in poche righe la tua attività professionale

Laureata in Scienze della Comunicazione, ero impiegata fino a pochissimo tempo fa. Quando il mio contratto da apprendista è scaduto e non è stato rinnovato ho deciso di scommettere su di me e sul mio progetto, Juls’ Kitchen, cercando di trasformare quella che era la passione principale in un lavoro. Adesso sono quindi una foodblogger full time, scrivo ricette e fornisco fotografie anche a riviste on line e cartacee, italiane e straniere, e a questo affianco corsi di cucina per stranieri. Funzionerà? Sarà il tempo a dirlo! Attiva utilizzatrice di social media, passo molte ore su Facebook e Twitter.

Perchè hai iniziato a usare i social media (blog e social network)?

Come nella maggior parte dei casi, è inziato tutto per divertimento, con un blog di cucina aperto dopo più di un anno di silenziosa lettura di altri blog.  Poi mese dopo mese mi sono resa conto che scrivere di ricette e cibo era quello che più mi piaceva fare, e mi sono spostata sui social network (Facebook, Twitter, Foodbuzz…) per promuovere quello facevo e tenere contatti più assidui con i ‘colleghi foodblogger’. Sui social media ho anche iniziato a cercare informazioni e ispirazione, guardando soprattutto all’estero.

Che cosa fai attraverso i social media che non potevi fare prima?

Attraverso i social media posso parlare ad un pubblico molto più vasto di prima, riesco a raggiungere una nicchia di persone interessate, mantengo più agevolmente il contatto con amici e colleghi e soprattutto riesco a fare nuovi contatti che possono risultare utili per sviluppare la mia attività, specialmente all’estero: le distanze infatti non sono più così rilevanti e i social media ci consentono di dialogare da pari con foodies di tutto il mondo. Con i social media è anche possibile ottenere un feedback immediato di quello che pubblico, cosa che permette di capire subito i gusti e le tendenze, quando un articolo o una ricetta sono stati apprezzati, quanto un tema è attuale. Ultimo aspetto, oltre ai feedback in tempo reale c’è anche la possibiltà di informare chi mi segue in maniera quasi simultanea, specialmente in occasione di eventi o corsi a cui partecipo, permettendo una “telecronaca” fatta di parole e foto veloce e sintetica.

In generale, il tuo settore  in che modo ha saputo sfruttare le opportunità offerte dai social media?

La democraticità dei social media ha portato alla ribalta e all’attenzione degli utenti chi veramente aveva cose da dire, sia che si tratti di semplici appassionati, piccole aziende o aziende più strutturate. Soprattutto piccole aziende con ottimi prodotti di qualità e attenzione e rispetto per il lavoro dei foodblogger hanno visto ripagata la loro lungimiranza coinvolgendo in una relazione interessante e interattiva ampie fasce di utenti interessati.

E quali occasioni non ha ancora saputo cogliere?

Con i social media si può educare, in maniera non noiosa e istituzionale, ma in un dialogo leggero. Parlo di qualità degli alimenti, stagionalità, produzioni tipiche, biologico, filiera corta e rispetto delle materie prime. Tante aziende e anche tanti influencer perdono di vista questa grande possibilità che avrebbero e si limitano ad usare i social media per una promozione fine a se stessa. Altro punto, credo che ormai sia superato il coinvolgimento a tappeto dei foodlogger: email e commenti che iniziano con “caro blogger” adesso riscontrano sempre meno gradimento e l’invio indifferenziato di prodotti di bassa e media qualità solo per promozione si sta rivelando un boomerang per le aziende che entrano a gamba tesa nel delicato equilibrio dei social media.

Dai un consiglio a una persona del tuo settore che si approccia per la prima volta ai social media.

Credo che l’onestà paghi sempre. Quindi anche se sui social media è possibile millantarsi e vendere fumo, alla lunga la verità viene fuori. La strategia che alla fine paga è quella di essere trasparenti, di raccontarsi per quello che siamo, con dubbi, opinioni, conquiste e scoperte. Serve la curiosità per approcciarsi per la prima volta ai social media, la voglia di scoprirne i funzionamenti e i meccanismi, un po’ di umiltà quando si entra per la prima volta in un nuovo ambiente e il rispetto delle regole non scritte, ma che è possibile trovare in tutti i decaloghi on line dell’uso di facebook, twitter e altri social media. Quindi, niente spam a tappeto dei propri link ma produzione di contenuti interessanti. Utile anche la promozione di contenuti di rilievo di altri colleghi foodblogger, sia per espandere la conoscenza generale su alcuni temi sia perché “what goes around comes around”, la generosità paga sempre!